Morra, uno dei principali centri della Valle del Nestore che deve il suo nome all’omonimo fiume, si raggiunge percorrendo la provinciale 104. In questa zona passava l’antica via che collegava Città di Castello alla Valdichiana attraverso la quale era possibile raggiungere Castiglion Fiorentino e quindi Cortona.
 

 Pieve di Santa Maria

La piazza del paese ospita la Pieve di Santa Maria. La chiesa, costruita secondo la tradizione sui resti di un tempio dedicato alla dea della Fecondità, è ricordata in una Bolla del 1126 e in un trattato del 1230 tra Perugia e Città di Castello come una delle trenta pievi della diocesi tifernate dipendente dalla vicina abbazia di Santa Maria di Petroia. Nell’anno giubilare 1625 papa Urbano VIII concesse alla chiesa lo “speciale privilegio” di “Arcipretura” e al parroco il titolo di “Canonico Sopranumerario”. Più volte ristrutturata, essa conserva nella parte superiore della facciata i resti di un archivolto monolitico come unica traccia della costruzione romanica. L’edificio religioso è a pianta rettangolare con un’unica navata, tetto a capriate, transetto non sporgente ed è concluso da un’abside semicircolare. La sua funzione di pieve, documentata dal libro dei battesimi conservato nell’archivio parrocchiale, è svelata all’interno dal fonte battesimale settecentesco situato a sinistra dell’ingresso. L’apertura secondaria visibile soltanto dall’interno lungo il muro perimetrale destro, della quale rimane l’arco a tutto sesto con le due mensole aggettanti, costituisce una soluzione originale che non ha riscontro in analoghe costruzioni della diocesi. Nel presbiterio ai lati dell’altare si trovano due tele seicentesche, entrambe dedicate alla Madonna. Il dipinto a destra rappresenta la Madonna di Loreto tra Sant’Antonio da Padova e un santo sacerdote. Nel cartiglio compare il nome della famiglia Nicasi, grandi proprietari terrieri della zona. L’opera collocata a sinistra, datata 1633, raffigura la Madonna delle Grazie tra i Santi Francesco, Paolo, Antonio da Padova e Domenico. Morra è soprattutto una tappa fondamentale dell’itinerario signorelliano in Alta Valle del Tevere.

 

Oratorio di S. Crescentino

Poco distante dal centro abitato sorge, infatti, l’Oratorio di San Crescentino, un vero scrigno d’arte che custodisce al suo interno un interessante ciclo di affreschi attribuiti al maestro cortonese e alla sua scuola. La tradizione vuole che il pittore, spostandosi da Cortona a Città di Castello, utilizzasse l’antico tracciato, fermandosi a Morra, abituale luogo di sosta dei viandanti. Un’epigrafe murata nella facciata ricorda che l’oratorio era stato costruito nel 1420 per soddisfare le esigenze di culto della Confraternita di San Crescentino nata verso la metà del XIII secolo. Il sodalizio, oggi denominato Santissimo Sacramento della Madonna di San Crescentino di Morra, continua ancora la sua attività devozionale. Da una seconda iscrizione a sinistra del portale si deduce che il piccillo oratorio, ravvisabile nell’ambiente adibito oggi a sacrestia, nel 1507 fu ampliato ed è probabile che allora ne sia stata avviata la nuova decorazione. L’edificio presenta una facciata a capanna in conci di pietra arenaria nella quale si apre un grande portale sovrastato da una lunetta decorata con un motivo ad intreccio. L’iscrizione mariana (AVE MARIA DOMINUS TECUM) sul fregio della porta ricorda la principale dedicataria dell’oratorio. La due finestrelle laterali, aperte nel Seicento, permettevano di vedere dall’esterno la statua della Vergine posta sull’altare maggiore. Gli affreschi signorelliani di Morra rappresentano una sorta di riconquista del territorio altotiberino da parte del pittore. Impegnato ad Orvieto tra il 1499 e il 1504, Signorelli si era allontanato da Città di Castello, offrendo così un’opportunità di lavoro nel centro tifernate al giovane Raffaello. L’impresa pittorica, che la maggior parte della critica colloca tra il 1507 e il 1510, secondo alcuni studiosi (T. Henry, L. Kanter, G. Testa, 2001) potrebbe essere stata compiuta da Luca Signorelli e dagli allievi in tempi più lunghi. Il maestro cortonese con la collaborazione dei suoi aiutanti avrebbe realizzato gli affreschi delle campate più vicine all’altare. Tra questi sono considerati completamente autografi quelli della parete di fondo e delle due nicchie laterali (Padre Eterno tra gli angeli, Santa Maria Maddalena e un altro santo; Madonna della Misericordia e Madonna di Loreto) mentre nelle scene cristologiche alle pareti (Orazione nell’orto e Ultima Cena; Flagellazione; Crocifissione) vi sarebbe l’intervento anche dei collaboratori. Viceversa, tutti gli altri episodi (Incredulità di San Tommaso; Ingresso di Gesù a Gerusalemme; Deposizione; Resurrezione; Cristo nel Limbo) sono indicati come frutto dell’attività di qualche seguace che potrebbe aver operato in modo autonomo, forse, anche dopo la morte del Signorelli, avvenuta nel 1523.